Giapponese (lezione 8): Posposizioni
luglio 13, 2009 on 11:38 am | In Giappone & Dintorni, LinguaUna frase giapponese ha una composizione molto particolare. Si sa che il soggetto è ad inizio frase ed il verbo alla fine ma… le altre parti del discorso?
Le altre parti del discorso assumono posti differenti all’interno della frase a seconda del loro ruolo e tanto più importante è il ruolo che ricopre un determinato complemento e tanto vicino è il suo posto vicino al verbo.
Ad esempio una frase come:
“Io i libri in biblioteca leggo”
può essere facilmente cambiata in…
“Io in biblioteca i libri leggo”
… a seconda di ciò che io voglio in realtà meglio evidenziare, se il fatto che “leggo i libri” o che li leggo “in biblioteca”.
Naturalmente la scelta della posizione all’interno della frase dipende anche dalla domanda che ci viene posta e cosa maggiormente interessa sapere a colui o colei che ci pone la domanda.
Detta così sembra qualcosa di impossibile da capire o imparare… tuttavia vi assicuro che è possibile.
Basta solo un pò di pazienza… e partendo dalle cose più semplici, si possono poi comprendere anche le più complicate.
Ecco perchè ancor prima di studiare la struttura base della frase giapponese, ci soffermeremo un istante a comprendere i “casi” all’interno di una frase.
I casi ci permettono di comprendere i complementi in una frase e, nella lingua giapponese, vengono espressi con delle particelle, chiamate posposizioni.
Le posposizioni sono sempre posizionate dopo la parola e indicano:
- il caso del sostantivo a cui sono posposte (particelle di caso)
- enfatizzano particolari elementi della frase (particelle enfatiche)
- poste alla fine della frase, caratterizzano anche l’intonazione (particelle finali)
Particelle di Caso
Le particelle di caso in giapponese sono: ga o wa, wo (o), no, ni, e, de, kara, made, yori.
1. Wa e Ga (は e が): Wa e Ga meritano un discorso un pò lungo e particolare.
Sono entrambe particelle che indicano il soggetto ma entrambe vengono usate in maniera differente e a seconda delle circostanze.
Esempio:
Watashi wa hon wo yonda
Hon ga yonda
La traduzione di entrambe le frasi è la stessa: “Ho letto un libro“… ma qual’è allora la differenza?
Nel primo caso, “wa” sottolinea come sempre il tema del discorso che nel primo caso coincide anche con il soggetto della frase ovvero io (Watashi)
Nel secondo caso invece con “ga” si enfatizza il soggetto principale della frase che in questo caso è il libro lasciando immaginare che chi legge non sia in realtà una persona che legge libri abitualmente ma che questo è veramente un fatto straordinario.
In pratica “ga” è un rafforzativo che ha lo scopo di dare notizia e constatare qualcosa che non è abituale e che non accetta repliche o altre interpretazioni.
Altro esempio per comprendere:
Watashi wa Parii ni yukimasuWatashi ga Parii ni yukimasu
Anche in questo caso le due frasi hanno lo stesso significato: “Io vado a Parigi”… cosa però le rende diverse?
Nella prima non parlo di altre persone ma esprimo un’intenzione di recarmi “io” a Parigi e “wa” indica il tema del discorso, che anche in questo caso coincide con il soggetto. La presenza di “wa” rende probabile il fatto che si sia già parlato di me e il discorso possa ancora continuare con il dire altro su di me o su mie intenzioni.
Nella seconda frase, “ga” indica innanzitutto una notizia nuova per l’ascoltatore e poi sottolinea una decisione risoluta e ferma del soggetto di andare a Parigi.
Wa segue sempre il tema del discorso ma non il soggetto: ciò non toglie che molto spesso il soggetto e il tema coincidano ma può anche non accadere.
Ga invece segue sempre e solo il soggetto di frasi risolute e decise di cui non è possibile equivocare il senso, quando si vuol dare maggiore rilievo al soggetto di una frase, si usa per indicare il soggetto in una frase secondaria, quando il soggetto è un pronome o in altri casi speciali ( per frasi avversative e concessive per indicare ” nonostante, malgrado, benchè”).
Esistono altri casi particolari di wa e ga, dove wa accompagna il tema-soggetto del discorso mentre ga prende il posto della particella “wo” e accompagna l’oggetto. Vediamo quando ciò accade:
Akane wa ringo ga hoshii
Akane vuole (desidera) la mela.
Il soggetto-tema della frase è sicuramente Akane e l’oggetto che di norma dovrebbe essere seguito dalla particella (wo) è qui seguito da ga. Ciò accade quando l’oggetto subisce un sentimento o uno stato d’animo da parte del soggetto.
Akane non vuole semplicemente la mela ma la desidera; la mela quindi non è solo un oggetto voluto ma diventa qualcosa di desiderato.
Tomoyo wa piano ga dekimasu
Tomoyo sa suonare il piano
Si applica lo stesso principio precedente per frasi in cui si esprime qualcosa che si “è in grado di fare”, che si “sa fare“, come suonare il piano.
Anata wa neko ga arimasu
Tu hai un gatto
Si applica il principio anche a frasi dove il verbo indica possesso. In questo caso “tu possiedi un gatto”.
Watashitachi wa me ga midori arimasu
Noi abbiamo gli occhi verdi
Si applica ancora nel caso in cui si esprime una qualità o particolarità che si possiede come ad esempio quella di avere gli occhi verdi.
Kare wa itariago ga wakarimasu
Lui capisce l’italiano
In questo caso indica una capacità che ha il soggetto di fare qualcosa però inteso come se il soggetto fosse in grado di fare questa sola attività e nient’altro: il soggetto riesce a capire solo l’italiano.
Come già detto in precedenza, “ga” non sostiene solo il soggetto ma anche qualsiasi altra cosa si voglia evidenziare.
Esempio:
Anata wa ringo wo tabeta ga ichigo wa tabenakatta
Hai mangiato le mele ma non hai mangiato le fragole
Mette in evidenzia il fatto che, nonostante abbia mangiato le mele, il soggetto non ha comunque mangiato le fragole.
Come vedrete in seguito, nella seconda parte della frase, accanto a “ichigo” abbiamo un “wa” al posto di “wo“: accade infatti che wa prende il posto di wo quando è l’informazione contenuta nell’oggetto ad essere negata.
In sintesi… scegliamo “wa” se:
- il soggetto della frase e il tema coincidono
- se la frase indica una condizione statica o abituale
- se la frase che si pronuncia potrebbe essere un’ eventuale risposta ad una domanda o suggerisce una prosecuzione del discorso di cui si sta parlando
…. scegliamo “ga” se:
- il tema della frase o il soggetto va messo in evidenza
- per sottolineare un evento, notizia, occasione particolare, condizione momentanea
- frasi risolute che non ammettono repliche o altre interpretazioni
- per indicare il soggetto di una frase secondaria o di frasi interrogative
- per indicare frasi avversative o concessive.
2. Wo (を)
La particella “wo” を si usa per:
- il complemento oggetto: Watashi wa ringo wo tabemasu (Io mangio la mela)
Ricorda: come detto in precedenza la particella wo in frasi negative diventa wa (solo se è l’informazione contenuta nel complemento oggetto ad essere negata)
3. No (の):
La particella “no” の indica:
- proprietà: watashi no hon (il mio libro)
- argomento: suugaku no koosu (corso di matematica)
- provenienza(raro): Kyoto daigaku no Hiro (Hiro dall’Università di Kyoto)
4. Ni (に)
La particella “ni” に si usa per:
- il dativo o complemento di termine: Watashi wa kono ringo wo anata ni ageru ( io ti do questa mela)
- stato in luogo (solo con i verbi di esistenza iru e aru): Watashi wa Itaria ni iru (Io sono in Italia)
- complemento di tempo determinato: Sanjo-san wa mukuyoobi ni ringo wo taberu (Sanjo giovedì mangerà la mela)
- per indicare l’ora seguiti da un verbo di movimento: Sanjo-san wa goji ni uchi e kaeru (Sanjo torna a casa alle 5)
- moto a luogo: America ni Ikimasu (Vado in America)
- complemento d’agente nelle forme passive del verbo: Nezumi wa neko ni taberareta (Il topo è stato mangiato dal gatto)
- per formare gli avverbi: tashika ni (certamente), hontoo ni (veramente)
5. E (へ)
La particella “e” へ si usa per:
- moto a/per luogo: Watashi wa ashita Roma e ikimasu (Domani io vado a Roma)
6. De (で )
La particella “de” で si usa per:
- stato in luogo (con i verbi d’azione): Anata wa uchi de hon wo yomu (Tu a casa leggi un libro)
- di mezzo: Enpitsu de kakimasu (Scrivo a matita)
- a che lingua ci si riferisce: “ringo” nihongo de nan desu ka? (ringo in giapponese cosa è?)
Ricorda: Se il verbo è di esistenza come iru o aru per il complemento di stato in luogo si usa “ni” e non “de”
7. Kara (から)
La particella “kara” から si usa per:
- moto da luogo: Itaria kara kimashita (Sono venuto dall’Italia)
- durata nel tempo o complemento di tempo continuato: Senshuu kara Parii ni imasu (Sono a Parigi dalla settimana scorsa)
- complemento d’agente (se il verbo non è passivo altrimenti si usa “ni”): Asuka kara moratta manga wa omoshiroi (Il manga che ho ricevuto da Asuka è interessante)
- se preceduto dal verbo in forma -te la frase acquista il significato di “dopo” o “dopo che“: Benkyou shite kara tabemasu (Dopo aver studiato mangio)
- preceduto da un verbo o un aggettivo coniugato la frase diventa causale: Ame ga iru kara ikimasen (Non esco perchè piove)
8. Made (まで)
La particella “made” まで si usa per indicare il “fino a” sia con significato di luogo che di tempo: Nihon made ikimasu (Vado fino in Giappone) oppure Goji made gakkou ni imasu (Resto a scuola fino alle 5)
9. Yori (より)
La particella “yori” より si usa per:
- indicare “da parte di” ma in uso molto limitato, solo nelle lettere per scrivere il mittente: Taro Yori (da Taro)
- indicare il secondo termine di paragone: Hana Yori Dango (I ragazzi sono meglio dei fiori)
Esiste infine tra le particelle di caso un’altra posposizione che serve per fare il complemento di compagnia ed è la particella “to”: Akane to Asuka wa Rondon kara kimashita (Akane e Asuka sono venuti da Londra).
La particella “to” può anche essere sostituita con “isshoo ni” che significa “insieme a”, “con”.
Particelle Enfatiche
Alcune particelle sono dette enfatiche proprio perchè non sono usate per indicare un caso o meglio un complemento ma servono a focalizzare l’attenzione su qualche elemento della frase. Di queste particelle abbiamo ad esempio:
- Mo: “mo” significa “anche”.
Esempio:
Watashi mo ikimasu
Anche io vado
Se raddoppiato assume il ruolo di “sia… sia”.
Esempio:
Yukiko ni mo Satoshi ni mo denwa shimashita
Ho telefonato sia a Yukiko che a Satoshi
Se è seguito da un verbo negativo allora diventa “neanche” o “nè…nè”.
Esempio:
Marika mo ikimasen (neanche Marika va)
oppure
Neko mo inu mo imasen (non ci sono nè cani nè gatti)
- Dake: indica “solo, soltanto, solamente”.
Esempio:
Anata dake ikimasu
Vai solo tu
- Na: forma un aggettivo da un sostantivo astratto.
Esempio da binboo (povertà) diventa binboo na (povero)
Particelle Finali
Nel linguaggio parlato le particelle finali tendono a sottolineare l’intonazione del periodo.
Questo tipo di posposizioni cambiano a seconda se a parlare è un uomo o una donna.
Abbiamo ad esempio:
- Ka: questa particella indica una domanda nel linguaggio cortese.
(Nan desu ka? Cosa è?).
Nel linguaggio informale “ka” può essere sostituita da “kai” per un uomo e “no” da una donna.
- Ne: indica una richiesta di conferma nei confronti di chi ascolta.
Esempio: Atsui ne? (Fa caldo, eh? oppure Fa caldo, non è vero?).
Nella forma colloquiale può essere enfatizzata allungandola con un “nee”.
- Yo: sottolinea la sola opinione di chi parla.
Esempio: “kawaiii yo!” (”Che carino!!”, inteso però come “che carino, secondo me).
Nel linguaggio femminile, soprattutto tra le adolescenti può essere usato in combinazione con “da” o “ne”: “Atsui yo ne” oppure “Atsui da yo” o entrambi “Atsui da yo ne“.
- Wa: stavolta si scrive con il kana わ e non con il kana は proprio perchè non indica il caso ma una leggera esclamazione da parte di chi parla.
Esempio: Tsukareta wa! (Ma come sono stanca!).
Esercizi
Ecco alcuni esercizi per mettervi alla prova:
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L’alfabeto giapponese. Tutti i caratteri Hiragana e Katakana di Gabriele Mandel
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Grammatica pratica giapponese. Con esercizi di autoverifica di Susanna Marino
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Il giapponese a fumetti. Esercizi: 1
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