Giapponese (lezione 4): Katakana

marzo 19, 2009 on 11:30 am | In Giappone & Dintorni, Lingua

Come sappiamo già il giapponese si compone di tre forme di scrittura: Kanji, Hiragana e Katakana. Katakana significa “carattere prestato di frammento“, probabilmente perchè è un carattere che nasce da un piccolo frammento di un’ideogramma cinese d’origine. Al contrario dell’hiragana, le cui forme sono morbide e più sinuose, il katakana è conosciuto per le sue forme più rigide e spigolose. Viene impiegato soprattutto nella trascrizione di parole ormai di uso comune prese in prestito da altre lingue (maggior parte inglese) e usate oggi anche in giapponese. Vi faccio qualche esempio:

- Dall’inglese:

computer” che diventa “Konpyuta”
“kiss” diventa “kisu
Merry Christmas” diventa
Merii Kurisumasu” etc…

- Dall’italiano abbiamo:
biondo” che diventa “burondo” etc..

- Dal tedesco:
arbeit” che diventa “arubaito” (usato per indicare il lavoro part-time).

Questo tipo di parole straniere vengono scritte tutte in Katakana.
Il katakana può essere usato anche per indicare nomi propri stranieri non traducibili come ad esempio “William Shakespeare” che in giapponese diventa “Wiriamu Sheikusupia”.

Un terzo uso del Katakana è la rappresentazione, specie nei manga, delle parole onomatopeiche come ad esempio “wanwan” che indica il “bau bau” del cane, o ancora, “Pika Pika” che indica qualcosa che luccica o che brilla.

Un quarto ed ultimo uso è quello enfatico utilizzato per le indicazioni e segnali stradali, pubblicità o in ambito scientifico per indicare nomi stranieri specifici di piante, animali o minerali.

Sistema Katakana

Come nell’Hiragana anche nel Katakana, ogni carattere non corrisponde esattamente ad una singola vocale o consonante ma ad intere sillabe suddivise in: sillabe pure, impure, semipure e contratte.
Le sillabe pure (seion) sono formate dalle sillabe composte da una sola vocale, sillabe formate da vocale e consonante e dalla n sillabica.
Facendo seguire a queste sillabe pure il segno diakuten (chiamato anche nigori) la sillaba diventa impura (dakuon): ad esempio カ ka diventa ガ ga, シ shi diventa ジ ji, ヘ he diventa ベ be.

Facendo seguire invece alle sillabe che cominciano per h e fu il segno handakuten (chiamato anche maru) si ottengono le sillabe semipure (handakuon): ad esempio ヘ he diventa ペ pe.

La combinazione di queste sillabe con le sillabe ya, yu, yo (ャ, ュ, ョ) formano le sillabe contratte quali sono ad esempio ニャ nya, リュ ryu, ジョ jo. Al pari dell’hiragana, il sillabario del katakana presenta 48 sillabe pure, 20 sillabe impure, 5 sillabe semipure e 36 contratte per un totale di 107 sillabe.

A queste però c’è da aggiungere un altro gruppo di sillabe aggiunte in tempi recenti, formate in maniera simile alle tradizionali sillabe, che consentono di trascrivere le parole di uso straniero non presenti nel giapponese e di riprodurne il suono. Come è facile capire quindi la composizione del sistema katakana è identico all’hiragana, salvo l’uso che ne viene fatto e la forma dei caratteri che lo rende diverso dall’hiragana appunto.

Vi propongo qui di seguito uno schema con la raccolta di tutto il sistema Katakana:

katakana-parte-prima2katakana-seconda-parte1

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Japanese in Mangaland di Mark Barnabè
Japanese in Mangaland 2
di Mark Barnabè
Japanese in Mangaland 3 di Mark Barnabè


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