Giapponese (lezione 9): Struttura della frase

agosto 3, 2009 on 11:07 am | In Giappone & Dintorni, Lingua

La frase è l’unità minima che può essere indipendente da un intero discorso.
La fine di una frase e l’inizio di un’altra viene segnato da un punto, in giapponese indicato con un cerchietto (maru).

Il giapponese, come già detto in una delle precedenti lezioni è una lingua SOV, ovvero segue l’ordine Soggetto-Oggetto-Verbo diversamente dall’italiano.
Tuttavia non tutte le frasi giapponesi sono composte da solo Soggetto, Oggetto e Verbo ma, come per tutte le altre lingue ci sono i vari complementi in mezzo.
Come si comporta quindi il giapponese?

Partiamo con un esempio:

Gakusei ga hon wo yomimasu
Uno studente legge un libro

Gakusei ga: indica il soggetto della frase
hon wo: indica l’oggetto della frase accompagnato dalla particella wo
yomimasu: predicato verbale.

Il predicato della frase, sempre alla fine, può essere costituito non solo da un verbo ma anche dalla copula (desu/da), da un aggettivo oppure da un sostantivo più la copula.
Come per la grammatica italiana anche in giapponese, il verbo rappresenta il nucleo della frase. Per poter comprendere il significato di una frase è fondamentale trovare e analizzare, prima di ogni cosa, il verbo.

Il verbo descrive l’azione, lo stato o la qualità del soggetto, chi è il soggetto, cosa fa e, inevitabilmente ci aiuta a trovare anche gli altri complementi della frase.

Un predicato costituisce una frase insieme a dei complementi. Mentre il verbo descrive l’azione e ci parla del soggetto, il complemento prende la forma di un nome o di un sintagma nominale e viene accompagnato da una posposizione (o particella di caso).

Esempio:

Kissaten de otoko no hito ga kohi wo nonde imasu

Un uomo sta bevendo un caffè al bar

Kissaten de: grazie alla particella “de” capiamo subito che si tratta del complemento di stato in luogo (al bar)
otoko no hito ga: è il soggetto indiscusso della frase (un uomo)
kohi wo: è il complemento oggetto accompagnato ovviamente dalla particella “wo” (un caffè)
nonde imasu: predicato verbale gerundio presente (sta bevendo)

Note: il soggetto è stato accompagnato da ga e non da wa perchè in questo caso non è considerato tema della frase. Se “quest’uomo” fosse stato già citato all’interno di un discorso precedente e quindi lo conosciamo già e stiamo ancora parlando di lui allora avremmo usato “wa”. (Per la differenza tra “wa e ga” vedere lezione 8)

Sintagma Nominale

Il sintagma è una costruzione di un solo elemento o di una combinazione di più elementi che svolgono una specifica funzione nella struttura di una proposizione.
Il sintagma nominale è quello che si comporta come “nome”, un pò come il nostro predicato nominale.

Esempio:

Ookii uchi
una grande casa

Uchi (casa) è il sintagma nominale mentre ookii (grande) è l’aggettivo che qualifica il nome casa.
Un aggettivo può qualificare un nome esattamente come un avverbio può qualificare un verbo, l’importante è ricordarsi comunque che in giapponese il qualificatore precede sempre ciò che qualifica. (come in inglese: l’aggettivo precede sempre il nome a cui si riferisce)

Vediamo un altro esempio:

Ringo wo musunda kodomo...
Il bambino che ha rubato la mela…

Il tema qui è kodomo”… e noi ci chiediamo: come mai “kodomo” , che è il tema lo abbiamo messo alla fine mentre “ringo wo musunda” all’inizio?

Semplice: Ringo wo musunda è tutto un qualificatore che ci dice qualcosa riguardo al soggetto che in questo caso è “kodomo”.
Ci dice che questo è il bambino che ha rubato la mela. (è come se “che ha rubato la mela” fosse un unico aggettivo che qualifica il soggetto che è il bambino).

Sintagma Aggettivale

I Sintagmi Aggettivali sono quelli che all’interno di una frase si comportano come singoli aggettivi.

Esempio:

Kurokute nagai kasa
Un nero e lungo ombrello

In giapponese il qualificatore o sintagma precede sempre ciò che qualifica come già detto, esattamente come in inglese.
Perciò:

Kono hon
Questo libro

Kono (questo) precede hon (libro)

Marika-chan no hon
Il libro di Marika

Anche il complemento di specificazione va sempre prima dell’oggetto di cui si specifica qualcosa.
Il complemento di specificazione si comporta come un sintagma che qualifica e ci dice qualcosa riguardo al soggetto, in questo caso che il libro appartiene a Marika.

Takusan nomimasu
Bere tanto.

Stavolta è un avverbio che qualifica un verbo.

Costruzione di una frase

Adesso che abbiamo visto come il soggetto va sempre ad inizio frase, gli aggettivi precedono sempre ciò che qualificano e il verbo alla fine, costruiamo ora una frase.

Marika-chan wa sensei desu
Marika-chan è un’insegnante

Vi chiederete: come mai “sensei” non è accompagnato da nessuna posposizione?
Semplice: perchè è un sintagma nominale che accompagna e qualifica il soggetto.

Vi do una spiegazione usando la grammatica italiana:

Maria è una studentessa.

Analizziamo la frase:

Maria: Soggetto della frase
è: verbo essere o copula
una studentessa: non è di certo un complemento oggetto ma come saprete bene è il predicato nominale proprio perchè ci “predica” qualcosa riguardo al nominativo o soggetto della frase.

Nella frase di prima, “Marika-chan wa sensei desu”, la parola sensei non è un complemento ma un sostantivo che qualifica il soggetto quindi è allo stesso caso del soggetto e non ha bisogno di nessuna posposizione.

Confusi?
Un bel respiro e… andiamo avanti! ;)

Fino ad ora abbiamo solo spiegato come posizionare soggetto, oggetto, aggettivo e verbo ma per gli altri complementi?
Come ci si comporta?

Vi offro uno schema dove vi elenco l’ordine in cui possono essere posizionati gli elementi di una frase.

1. Tema
2. Tempo (ni)
3. Luogo (ni)
4. Termine (ni)
5. Soggetto (ga)
6. Compagnia (to)
7. Mezzo/luogo (de)
8. Origine o Provenienza (kara)
9. Moto a luogo (ni)
10. Oggetto (wo)

11. Predicato (verbale, aggettivale o sintagma nominale+copula)

Esempio:

Tomoyo-san wa ashita Shinkansen de Osaka kara Nagoya e ikimasu
Tomoyo domani va da Osaka a Nagoya con un treno ad alta velocità

Analizziamo la sequenza:

1) Tomoyo-san wa: Soggetto
2) Shinkansen de: complemento di mezzo
3) Osaka kara: complemento di moto da luogo o fonte
4) Nagoya e: complemento di moto a luogo o direzione

5) Ikimasu: predicato verbale

Comunque sia quest’ordine è una sequenza standard che non sempre è valida soprattutto se si ricorda che in una frase giapponese più è importante un concetto che si vuole esprimere e più si trova vicino al verbo.

Nel caso precedente se volevamo sottolineare il fatto che Tomoyo va da Osaka a Nagoya e non che ci va con un treno ad alta velocità allora la frase sarebbe stata:

Tomoyo-san ashita shinkansen de Osaka kara Nagoya e ikimasu.

Il significato sarebbe stato lo stesso ma avvicinando “Osaka kara Nagoya e” al verbo ho fatto capire a chi mi sta ascoltando l’importanza del fatto che domani Tomoyo da Osaka va a Nagoya e non il fatto che ci va con il treno ad alta velocità, argomento che ora passa in secondo piano.

Tuttavia per i primi tempi servitevi dello schema precedente, vi sarà di aiuto nella formulazione delle vostre prime frasi complesse.

Vi consiglio tre libri utilissimi e davvero ben fatti per chi vuole imparare:

Japanese in Mangaland di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 2 di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 3 di Mark Barnabè


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