Il Bushido, che letteralmente significa “via del guerriero”, è il codice morale che gli antichi cavalieri giapponesi dovevano osservare durante la loro vita quotidiana e nell’esercizio del loro mestiere. Non è un codice scritto — al massimo codificato da alcune massime trasmesse oralmente o fissate sulla carta da qualche celebre saggio o guerriero nelle sue memorie —, eppure possiede una forza assai più potente di qualsiasi legge scritta. Non è un codice etico nato da una sola mente o dall’esperienza di una sola persona, ma un senso morale sviluppatosi nel corso dei secoli all’interno di un’intera classe di guerrieri.
Scritto all’incirca nel 1899-1900 da Inazo Nitobe e pubblicato in Italia in una pregevole edizione dalle Edizioni Mediterranee, Bushido: L’anima del Giappone è molto più di un saggio storico: è un ponte invisibile ma solidissimo tra Oriente e Occidente, un viaggio illuminante nel codice morale che ha plasmato non solo i samurai, ma l’intera identità culturale giapponese.
Nato in un Giappone in piena transizione e modernizzazione (l’era Meiji), Nitobe avvertì l’esigenza di spiegare al mondo occidentale le radici etiche del suo popolo. Scritto originariamente in lingua inglese per un pubblico estero, il libro nacque per rispondere a una domanda fondamentale: come poteva una nazione uscita dal feudalesimo conservare una così profonda integrità morale e un tale senso del dovere? La risposta risiede proprio nel Bushido.
I suoi concetti cardine reggevano l’intera esistenza di un samurai attraverso le sue virtù fondamentali: la rettitudine o giustizia (Gi), il coraggio (Yu), la benevolenza (Jin), la cortesia (Rei), la veridicità o sincerità (Makoto), l’onore (Meiyo) e la lealtà (Chugi).

Uno degli aspetti più affascinanti e interessanti del libro è il continuo parallelo che l’autore istituisce con la cavalleria medievale europea. Citando la Bibbia, i classici greci e latini, Shakespeare e i filosofi occidentali accanto a Confucio, al Buddismo e a Mencio, Nitobe dimostra come ideali di nobiltà d’animo, sacrificio e protezione dei più deboli siano fioriti in epoche diverse in parti opposte del mondo, al di là di ogni confine geografico e culturale.
L’autore arricchisce ulteriormente il testo aggiungendo peculiarità legate alle abitudini etiche e pratiche del guerriero: l’autocontrollo, l’addestramento, il valore della spada e l’educazione, riservando un angolo di attenzione anche alla posizione della donna e all’influenza che il Bushido ha poi avuto nel corso dei secoli. Nitobe non si limita a trattare il Bushido come un reperto storico di antiquariato militare, ma ne restituisce intatta la portata interiore, mostrandolo come una disciplina dello spirito applicabile anche alla vita di ogni giorno.
Leggere Bushido – L’anima del Giappone significa raccogliere un invito prezioso: riscoprire il valore della parola data, il peso delle proprie azioni, la ricerca della grazia nei gesti quotidiani e la coerenza interiore. Un libro consigliato a tutti gli appassionati di storia, di cultura e di filosofia giapponese.
Buona lettura!
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