Tutela dei Beni Culturali: Cosa Si Intende per “Bene Culturale” in Giappone

In base all’articolo 2 della Legge (applicata nel 1950 e modificata di recente nel giugno del 2004), un “bene culturale” può rientrare in sei categorie, ciascuna delle quali è portatrice di alti valore storici, artistici o scientifici:

  1. Bene Culturale Tangibile: edifici e opere d’arte applicata
  2. Bene Culturale Intangibile: opere teatrali, musica e tecniche artigianali
  3. Bene Culturale Folkloristico: usi e costumi, rappresentazioni e tecniche folkloriche. Questa tipologia di beni culturali si divide a sua volta nelle due categorie di bene culturale folklorico tangibile (abiti, case) e intangibile (rappresentazioni popolari, tecniche ecc…).
  4. Monumenti, Siti Storici: anche tombe, siti di palazzi, siti di fortezze o castelli, antichi minieri. Luoghi di bellezza scenica: giardini, ponti, gole, litorali marini, montagne. Monumenti Naturali: animali (con i loro habitat, luoghi di riproduzione e di migrazione), piante (con i loro habitat), caratteristiche geologiche e minerali (con quelle aree dove si trovano fenomeni naturali unici nel loro genere).
  5. Paesaggi Culturali: paesaggi che si sono evoluti in connessione con modi di vita e di sostentamento, insieme ai caratteri locali.
  6. Raggruppamenti di Edifici Tradizionali: gruppo di edifici di alto valore, che, insieme al loro intorno, costituiscono uno scenario storico.

Come già accennato, nel sistema giapponese di tutela dei beni culturali il concetto di “bene culturale” è molto ampio e può essere sintetizzato come segue:

  • Comprende non solo beni tangibili, ma anche intangibili.
  • Comprende non solo oggetti e cose che sono prodotto dell’attività umana, ma anche elementi naturali, come animali, piante e caratteristiche geologiche e minerali.
  • Abbraccia valori non solo storici, artistici e scientifici, ma anche folkloristici e panoramici.

La legge attuale fu approvata nel 1950 e, dopo varie modifiche, l’oggetto di “bene culturale”, è divenuto più ampio. In tale data comprendeva già le seguenti categorie: “Beni culturali intangibili”, “Siti storici”, “Luoghi di bellezza scenica” e “Monumenti naturali”. Con la modifica del 1975 si aggiunsero quelle di “Beni culturali folkloristici” e di “Distretti di conservazione per gruppi di edifici tradizionali“, mentre l’emendamento del 2004 aggiungeva quello di “Paesaggio culturale”. Le due più recenti furono aggiunte sotto lo stimolo dei movimenti culturali europei e come riflesso dei concetti introdotti dall’UNESCO, Convenzione del Patrimonio dell’Umanità.

Tuttavia il riconoscimento e la tutela dei beni intangibili e dell’eccellenza artigianale, degli stili di vita, dei caratteri geologici, di animali e piante, è peculiare al solo Giappone e si incontra raramente nel mondo. Dal punto di vista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, l’importanza di includere stili di vita delle popolazioni indigene nella loro totalità fu riconosciuta nel 2003, quando fu approvata una “Convenzione per il Patrimonio Intangibile“, in base alla quale danze, musica, stile di vita, ecc…, erano considerati come patrimonio da tutelare: si può dire che la concenzione giapponese di bene culturale si è fatta strada, negli ultimi decenni, sul palcoscenico internazionale.

Articolo di Hidetoshi Saito, tratto dal libro Il Restauro in Giappone

 

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