Giapponese (lezione 5): la pronuncia

marzo 30, 2009 on 11:13 am | In Giappone & Dintorni, Lingua

Ciò che è importante conoscere quando ci si appresta a imparare una lingua è sicuramente la pronuncia delle parole.
Visto il suo complesso sistema di scrittura e i suoi ideogrammi, è facile credere che imparare la pronuncia di ogni simbolo giapponese sia veramente difficile.
In realtà la pronuncia del giapponese è abbastanza semplice, soprattutto per un italiano. Le vocali infatti sono pronunciate all’italiana o come lo spagnolo mentre le consonanti all’inglese.

Sapendo ciò i casi che possono essere incontrati e che è bene tenere presente sono:

- ch: la pronuncia ch è dolce, chi, cha, cho e chu si pronunciano come la parola italiana “cena” o “cesto”,  quindi si leggono come se fossero ci, cia, cio e ciu.
- g: la pronuncia della g è dura come la g tedesca o come quella italiana della parola “gatto” o “gara”.
- h: è sempre aspirata.
- j: è letta come viene letta la g di “gioco” o ” gelato“.
- sh: la pronuncia di sh viene trattata come la nostra “scena” o “shampoo”.
- z: la pronuncia è dolce come nell’italiano “rosa” o più dura come “zona” se messa a inizio parola o dopo la “h“.
- r: al contrario di quanto possano pensare molti che credono che i giapponesi usino la L, in realtà la L nel giapponese non esiste e al suo posto viene usata la R.
Se un giapponese infatti dovesse pronunciare la parola italiana “Limone” direbbe “Rimone”!
- u: in su e tsu la pronuncia della “u” è quasi muta e assorbita.
In molte parole non viene neanche pronunciata.

Esempio:
desu = des
gozaimasu = gozaimas

Ma la u non viene pronunciata neanche se si trova all’interno di una parola.

Esempio:
Yoroshiku Onegai Shimasu = Yoroshku Onegai Shimas
Shitsurei Shimasu = Shitsrei Shimas

Un’eccezione infine è la m che al di fuori del composto sillabico non esiste. Quindi non troverete mai in giapponese una m dietro la b o la p.
Parole come Tempura o Shimbun in realtà dovrebbero essere scritte più correttamente Tenpura o Shinbun.
La ん n infatti oltre ad essere una consonante che sta in un composto sillabico è anche una consonante che, potendo stare anche da sola, può benissimo prendere il posto della m vicino alla b e alla p.

Vocali

Le vocali, come già detto prima, si pronunciano all’italiana, tuttavia c’è ancora qualcosa da aggiungere.

Le vocali in giapponese possono anche essere raddoppiate e la loro pronuncia di conseguenza si allunga.
Vediamo come:

- a, i, u si allungano in aa, ii, uu:
a –> okaasan
i —> oniisan, chiisai
u –> kuuki

- la e si allunga in ei, soprattutto se si trova a fine parola e si pronuncia come se fosse ee:
e –> sensei ( pronunciato sensee), gakusei (pronunciato gaksee ricordando che la u non si legge nemmeno)

- la o si allunga in ou o in oo:
o –> ohayoo, arigatoo (o arigatou), shoujo, Ookii

Semivocali

Esiste infine un’altra categoria ancora di lettere che sono la Y e la W che sono considerate dai giapponesi come semivocali.

La pronuncia della Y è molto semplice: si unisce sempre alle vocali a, u, o e forma le sillabe ya, yu, yo che si leggono come se si leggesse uno iato italiano: ia, iu, io.

La W invece si accompagna sempre alla vocale a e la vocale o formando così le sillabe wa e wo.
La sillaba wo può essere pronunciata in due modi differenti:

- si può pronunciare uo distinguendo sia la w che la o.
- si può pronunciare solo o dove la w non si sente nemmeno.

Stessa cosa accade per la sillaba wa che, tra l’altro, se assume il ruolo di posposizione, viene scritta con l’hiragana  は “ha” che però si pronuncia wa.

Particolari eccezioni

Nelle parole composte spesso può verificarsi la nigorizzazione del secondo componente della parola

Esempio:
hito + hito = hitohito —> hitobito
hira + kana = hirakana —> hiragana
yo + kashi = yokashi —> yogashi

La nigorizzazione però è un fenomeno assai frequente che può verificarsi non solo nelle parole composte ma anche in parole singole o addirittura particelle (come ha e wa viste in precedenza) che variano la loro consonante iniziale senza tuttavia cambiare il loro valore grammaticale all’interno della frase.

Esempio:

tomo –> domo
temo –> demo
kurai –> gurai

Per raddoppiare una consonante il raddoppiamento avviene attraverso un piccolo simbolo chiamato “tsu” che in hiragana è e in katakana è ツ.
Per raddoppiare una consonante infatti basta scriverlo prima della consonante che va raddoppiata e per magia la consonante non sarà più una ma due.

Punteggiatura

La punteggiatura in Giapponese è molto limitata.

Le parole vengono scritte tutte attaccate senza spazi perciò il giapponese non necessita di punteggiatura o simboli che dividano i periodi in una proposizione.
Ciò che è possibile trovare in giapponese è la virgola, chiamata “ten” che è come la nostra solo rivolta verso la direzione opposta e il punto, detto “maru“, rappresentato da un cerchietto.

Al giorno d’oggi è forse possibile trovare, in cartelli, insegne o testate pubblicitarie il punto esclamativo tuttavia il giapponese manca addirittura del trattino o del punto interrogativo rappresentato invece dalla particella か “ka” che affianca il verbo a fine proposizione e rende la frase interrogativa.

Vi consiglio tre libri utilissimi e davvero ben fatti per chi vuole imparare:

Japanese in Mangaland di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 2 di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 3 di Mark Barnabè

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