Giapponese (lezione 1): caratteristiche e origini della lingua

gennaio 31, 2009 on 12:52 pm | In Giappone & Dintorni, Libri, Lingua

Il giapponese insieme alle lingue Ryukyuane forma la famiglia delle lingue nipponiche.

Le lingue nipponiche sono:

1) le lingue giapponesi (日本語) – Hachijo (dialetto tipico dell’isola di Hachijojima, isole Daito e Aogashima) – il giapponese delle isole principali:  giapponese orientale che comprende gran parte dei dialetti orientali di Nagoya, giapponese occidentale che comprende i dialetti occidentali di Nagoya, giapponese dell’isola di Kyushu e il giapponese di Satsugu che sarebbe un dialetto della parte meridionale di Kyushu.

2) le lingue Ryukyuane che comprendono i dialetti di Amami, (settentrionale e meridionale), le lingue di Okinawa, di Miyako, Yaeyama e Yonaguni.

Dal punto di vista filogenico le lingue nipponiche si considerano lingue isolate in quanto è difficile stabilire un’origine precisa.
Le ipotesi sono tra le più varie: chi ipotezza una parentela con il coreano, chi afferma un legame con la lingua Ainu, parlata anticamente da popolazioni che vivevano nell’isola di Hokkaido e che sono presenti tutt’ora in tale luogo. E’ possibile anche che le origini di tale lingua siano da attribuirsi alle lingue austronesiane o del gruppo uralo-altaico.

Per adesso però niente di certo.

Caratteristiche della lingua

Forse è possibile ammettere una somiglianza con il coreano o anche il cinese, e per molti può anche apparire del tutto uguale, tuttavia sul piano lessicale e morfologico il giapponese differisce di gran lunga sia dal coreano che dal cinese.

Il giapponese è una lingua polisillabica e agglutinante.

Agglutinante significa dal latino “incollare insieme, unire” e, infatti, questa lingua nel formare le proprie parole unisce due o più fonemi insieme. Nelle lingue agglutinanti, le parole inizialmente sono costituite dalla sola radice alla quale, per formare altre categorie grammaticali quali il genere, il numero, il caso o il tempo verbale, vengono aggiunti dei suffissi e prefissi.

Esempio:

Kanashi = triste

Kanashi-mi = tristezza

Kanashi-mi-ni = con tristezza

Kanashi-mu = essere triste

E’ facile capire che la radice della parola è una soltanto e a seconda del suffisso o prefisso che aggiungiamo cambia il significato grammaticale della parola (con mi diventa un sostantivo, con mi ni diventa un complemento, con mu un verbo).

Inoltre è una lingua agglutinante del tipo SOV cioè nell’esprimere una frase, le parole seguono l’ordine Soggetto-Oggetto-Verbo, quindi una proposizione come “io apro gli occhi” in giapponese sarà:

Watashi wa me wo akemasu

(Trad. Lett = Io gli occhi aprire, o meglio Io gli occhi apro)

Watashi=私, in rosso, indica in questo caso il soggetto della frase, cioè io.

(Wa=は è una particella che segue e indica sempre l’argomento della frase, che il più delle volte può coincidere con il soggetto della frase)

Me=眼, in blu, indica l’oggetto della frase. (Wo=を è la particella che segue e indica sempre l’oggetto)

Akemasu=開, in verde, è la forma verbale della frase espressa qui in forma cortese e che si trova sempre alla fine della proposizione. Da notare che per struttura della frase il giapponese somiglia moltissimo al latino e al greco che usano la stessa sintassi SOV.

Altre particolarità

Da precisare infine che il giapponese gode della mancanza dell’articolo, del genere (maschile o femminile) e del numero (singolare o plurale).
Solo in rari casi viene espresso il numero con i suffissi -tachi, -kata o raddoppiando il sostantivo (esempio: nichi = giorno diventa nichinichi = giorni), ma potete stare tranquilli perchè generalmente, apparte queste rare eccezioni, sia il genere che il numero non esistono.

I rapporti grammaticali sono espressi da particelle chiamate “posposizioni” che aggiunte alla radice danno i vari complementi (complemento oggetto, di termine, di compagnia, di luogo ecc..).

Il sistema di scrittura invece si basa su due alfabeti sillabici, hiragana e katakana, e sui kanji, caratteri di origine cinese. I primi due alfabeti sono composti da 48 sillabe, comprese le vocali e la consonante N che sarebbero i suoni puri (seion). Oltre a questi esistono anche i dakuon, i suoni impuri ottenuti dall’aggiunta di un nigori, un simbolo che interviene per sonorizzare il suono puro; infine ci sono i suoni hankaduon, i suoni semipuri ottenuti invece con l’aggiunta di un altro simbolino (maru) e 33 suoni yoon o contratti derivati dalla combinazione delle precedenti sillabe.

Caratteristiche della lingua sono inoltre: il gran numero di voci onomatopeiche utilizzate non solo dai bambini ma anche dagli adulti, grande ricchezza di parole simili tra di loro ma significato diverso, coniugazione negativa e positiva dei verbi e degli aggettivi, divisione dei livelli di cortesia, utilizzo di un gran numero di prefissi di genere onorifico, indicatore di tema o argomento della frase e oggetto e brevità nelle frasi più comuni.

Vi consiglio  inoltre tre libri utilissimi e davvero ben fatti per chi vuole imparare:

Japanese in Mangaland di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 2 di Mark Barnabè

Japanese in Mangaland 3 di Mark Barnabè

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